Sta tramontando e nessuno la convincerà a tornare indietro.
Soltanto una volta l’avevo vista immergersi al di là del mio sguardo, cerea e incerta, addormentata in un’esistenza divelta dalle illusioni. E già allora sapevo che non ci sarebbe stato alcun modo per trattenerla.
Così quel giorno scelsi di correrle dietro inseguendola fino in capo al mondo, scavalcando torrenti e valicando monti dalle cime innevate. Correvo e lei era ancora lì davanti a me, pronta a scomparire. Fermarmi a riposare avrebbe significato perderla. Correvo, senza che la fatica mi toccasse o il dolore riuscisse a vincere il desiderio.
Corsi fin quando non terminò la curvatura del mondo e mi ritrovai dove non esistono né albe né tramonti.
Fu lì che vivemmo, immersi nel riverbero del suo sfolgorante manto ancestrale senza badare al tempo che ci incalzava, senza preoccuparci di ciò che sarebbe stato e senza la paura di svegliarsi un mattino e scoprire che non c’era nulla per cui sorridere.
Eri Tu, ed ero io.
Era una una luce, limpida e incorruttibile.
Ma ora, che ti accingi di nuovo a scomparire da quell’orizzonte che non avevo più scrutato, un rinato vuoto assorbe ogni cosa, ed è così che disarmato e abbandonato giaccio, le membra irrigidite da un freddo ambizioso. Anche la vista sta per sbiadire ma poco importa, tra non molto sarà notte e sarai andata via.
Hai deciso di sacrificarti Bellezza,
affinché viva di un ricordo di cui ora,
al volgere di questi giorni felici in fango e miseria,
non ho ancora memoria.
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~ di lepoetemaudit su luglio 8, 2010.
Pubblicato in Les fleurs du mal