Assenzio (a te fratello mio)

Come in un cosmo invertito dove la curvatura della terra è divenuta l’infinità dello spazio.

Qui, incolpevole e fragile apprendista di un sottile e truccato gioco di  prestigio, guardando la luna credi che la luce, di cui splende pallida e viziosa, sia sua.

Allora infettato dall’ingannevole canto e dal più squisito degli aromi inonda di immagini tristi, buie e volgari i tuoi pensieri e i tuoi sogni.

Spegni con mano crudele ogni scintilla di incanto e nutri le fiamme del tuo rogo con la purezza del tuo sentire.

Inesatto, divino, cesareo, pugnala il tuo spirito con la stessa crudeltà con cui l’hai sempre protetto.

Infine bacia il tuo riflesso all’ombra di un  siliquastro in fiore: come Giuda hai venduto la tua anima per trenta denari.

Ma non hai tradito un uomo o un’idea, hai truffato la tua immagine ed è te che Noia e Dolore vengono a cercare per consegnarti al vento del Golgota.


Oppure.

Scegli l’aria e avvelenala: il suo essere necessaria  troppo spesso le permette la leggerezza e la limpidezza del fango.  E non privarti della visione di ciò che dimora al di là di quei cristalli di ghiaccio che, sospesi nell’atmosfera, vorrebbero annientare il sole.

Fa che il tuo amore divenga Leuce, splendida ninfa, e lascia che sia trasformata in pioppo bianco accanto alla fontana della Memoria dallo splendore di una Persefone che ancora non hai rapito.

Ruba il sacro fuoco di Estia e accendi la passione nei versi di Erato che erotica musa ti spinge tra le braccia di una bellezza della quale soltanto tu, spontanea emanazione in re diesis, puoi spezzare quelle catene che bequadro la legano alla terra.


Come l’aritmia e l’incoscienza, l’asimmetria e l’irregolarità. Come l’imprevisto e il disordine, l’inganno e l’illusione.

Vivi fratello mio, incorruttibile e intenso.

Impara a distillarti dai tuoi stessi fiori. Rendi amaro il tuo odore e fa che il tuo sapore sia ancor più crudele.

Angelica, melissa e veronica. Artemisia, anice, ginepro e issopo. Infine aggiungi laudano.

Lascia che chiunque vi si bagni le labbra.

Attendi, e lasciati ritrarre da un Degas ormai troppo vecchio per scorgere il louche voluto dalla diluizione.

In pochi sapranno svelare tutti i tuoi aromi ma fratello mio, chi vi riuscirà, vorrà vivere soltanto del tuo nettare smeraldo.

Fée Verte, sarai la più dolce delle condanne.

Absinth.

~ di lepoetemaudit su gennaio 31, 2010.

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