A South African dream

•febbraio 1, 2010 • Lascia un commento

This is for you my south african dream.

This is for you Marin, for you that I remember like a damned flower overblown after the sunrise in a grieving day.

This for you, because I’ve never forgotten the unreality that portraied us embraced in the sound of a live that I don’t remember.

This for you, so when you won’t have nothing that could drive you into the noise of an emotion you’ll read these poor words thinking that someone in the world painted your unfocused image in his mind.

This is for you, lost in translating my visionary thought o’er an explosion made by fire and broken senses.

This is for you, because a jarring note nevermore will delight my soul with the fragrance of a far away universe.

Assenzio (a te fratello mio)

•gennaio 31, 2010 • Lascia un commento

Come in un cosmo invertito dove la curvatura della terra è divenuta l’infinità dello spazio.

Qui, incolpevole e fragile apprendista di un sottile e truccato gioco di  prestigio, guardando la luna credi che la luce, di cui splende pallida e viziosa, sia sua.

Allora infettato dall’ingannevole canto e dal più squisito degli aromi inonda di immagini tristi, buie e volgari i tuoi pensieri e i tuoi sogni.

Spegni con mano crudele ogni scintilla di incanto e nutri le fiamme del tuo rogo con la purezza del tuo sentire.

Inesatto, divino, cesareo, pugnala il tuo spirito con la stessa crudeltà con cui l’hai sempre protetto.

Infine bacia il tuo riflesso all’ombra di un  siliquastro in fiore: come Giuda hai venduto la tua anima per trenta denari.

Ma non hai tradito un uomo o un’idea, hai truffato la tua immagine ed è te che Noia e Dolore vengono a cercare per consegnarti al vento del Golgota.


Oppure.

Scegli l’aria e avvelenala: il suo essere necessaria  troppo spesso le permette la leggerezza e la limpidezza del fango.  E non privarti della visione di ciò che dimora al di là di quei cristalli di ghiaccio che, sospesi nell’atmosfera, vorrebbero annientare il sole.

Fa che il tuo amore divenga Leuce, splendida ninfa, e lascia che sia trasformata in pioppo bianco accanto alla fontana della Memoria dallo splendore di una Persefone che ancora non hai rapito.

Ruba il sacro fuoco di Estia e accendi la passione nei versi di Erato che erotica musa ti spinge tra le braccia di una bellezza della quale soltanto tu, spontanea emanazione in re diesis, puoi spezzare quelle catene che bequadro la legano alla terra.


Come l’aritmia e l’incoscienza, l’asimmetria e l’irregolarità. Come l’imprevisto e il disordine, l’inganno e l’illusione.

Vivi fratello mio, incorruttibile e intenso.

Impara a distillarti dai tuoi stessi fiori. Rendi amaro il tuo odore e fa che il tuo sapore sia ancor più crudele.

Angelica, melissa e veronica. Artemisia, anice, ginepro e issopo. Infine aggiungi laudano.

Lascia che chiunque vi si bagni le labbra.

Attendi, e lasciati ritrarre da un Degas ormai troppo vecchio per scorgere il louche voluto dalla diluizione.

In pochi sapranno svelare tutti i tuoi aromi ma fratello mio, chi vi riuscirà, vorrà vivere soltanto del tuo nettare smeraldo.

Fée Verte, sarai la più dolce delle condanne.

Absinth.

I colori della luna

•gennaio 13, 2010 • Lascia un commento

Quando l’azzurro incontra il tramonto e le vette innevate nel ciano di bronzei monti lontani si tingono di porpora esplode il desiderio del buio. E’ nero, intenso, profondo, inesauribilmente contrario alla vita. Il buio è popolato da piccole luci avorio e non c’è nuvola bianca o vento trasfigurato di indaco capace di sconfiggerlo. E’ violento come il cobalto e chiede il carminio sangue dei vinti. Trasuda aromi di inferni lontani, magenta, cremisi e scarlatto, impazzisce di vermiglia follia e crudelmente ricorda che tutto ciò che è stato rubino ora non è che fragile ambra. E’ blu ed è notte.

Ma tornerà un nuovo giorno, prendendo il pallido rosa di una nuova vita per mano, e governerà incontrastato il giallo del sole; il verde acido delle colline speziate di floreali arancioni sorriderà al turchese di due splendide iridi e l’ocra della terra, di Siena bruciata, che di marrone è brunita verrà calpestata dai passi granata di questi uomini lavanda, erranti viaggiatori bordeaux tesi tra la bellezza del viola e l’inconsistenza dell’ardesia. Chartreuse.

Poi sarà ancora ametista, ceruleo e celadon.

Ma ricorda, nulla potrà mai giustificare o eclissare l’argentea bellezza della luna.

Un’iviolabile maschera nera

•gennaio 10, 2010 • Lascia un commento

Che tu sia ambra o petalo di luce, vago sentire o impertinente pensiero.

Che tu sia un sorriso, un bacio o un unico sguardo.

Che tu sia limpida acqua, cristallo d’oriente o leggero zefiro invernale.

Che tu sia la viziosa pupilla di uno stanco viandante o un mare di nebbia in cui affogare.

Che tu sia gladiolo, suono, aspra verità o inafferrabilità dell’agire.  

Che tu sia lama affilata, la violenza dell’onda o il dipinto di una sensazione.

Che tu sia tormento, ossessione o privazione.

Che tu sia un’immagine stonata o un canto dal cromatismo esasperato.

In realtà non importa cosa tu sia.

E non importa perché puoi essere ciò che vuoi.

Anche soltanto un’inviolabile maschera nera.

Canone inverso

•gennaio 9, 2010 • Lascia un commento
Nel dissonante ed eutettico incedere della temporalità vivi nella tristezza come convinta che le parole siano soltanto una distorsione d’onda causata dalla mente. Ma queste parole sono vitali, respirano , soffrono, hanno bisongo di esser lette, sperano in un domani migliore. Queste parole piangono.
Chissà come sarebbe stato incontrarti per la strada e non permetterti di leggermi l’anima. I dadi lo dicevano, ti avrei vista senza riconoscerti. Non avevano però previsto che saresti stata tu a sconvolgere i miei pensieri, semplicemente dimostrandomi che erano possibili.
Arroccato nella convinzione della loro improbabilità vacillavo ripetendo la stessa melodia, nascondendola in forme differenti ma pur sempre animate dagli stessi intervalli.
Nel disordine sei riuscita a trovare un senso, riscrivendo questa dannata musica nel verso opposto, quello che porta dal compimento all’idea stessa. Ogni spartito ha un suo autore, l’unico capace di apprezzare la singolarità di ogni nota. E’ per questo che ti ho affidato il componimento di questa folle sonata in mi minore.
Canone inverso, mi hai rapito con la poesia e la bellezza della tua irregolare esistenza.

A Vera

•gennaio 1, 2010 • Lascia un commento

Vessazione. Con violenza vede il vacante volto della vita. Vilipendio verboso alla volgare vittoria, viurperio alla viscosa volontà di volere veste la verticale versificazione del vagare.

Vigliaccamente vanta la vestibolare visione del vuoto vestigio del vincolo virulento che dalla velocità vuole la vertigine vinta.

E’ un vergine vizio di un virtuoso violino.

Villana voracità.

Vulnerabile vespro.

Vassalla verecondia che veglia sulla vergogna, con vigore vigila sul vagito di un vetusto vaneggiatore.

Vendetta, verniciata dal variato vaticinio di un vedovo valzer, volgi la vela al vento di un vate veneziano.

Vellica la vampa di un vulcano che venereo vara il villico verso.

Votivo vociare.

Vorticità e venerazione.

Vilume.

In Vera verità.

Un vezzo.

V.


Elitropia

•dicembre 23, 2009 • Lascia un commento


Un cimitero di parole morte. Non volgere lo sguardo agli astri o ti ruberanno il respiro. Immobile, affannato, stordito dall’impossibilità materializzatasi in una tenebra di pensieri accecati da una luce appassita. Uno strano scherzo del fato, un lancio di dadi che mostrano soltanto facce vuote. Millantatori di verità ignote, avete tradito la bellezza di un sorriso tentando di uccidere un’anima votata a occhi di cui rifiutate lo sguardo. Il dolore mi affoga nella sua fiamma, ma come araba fenice rivivrò nella cenere, perchè neanche il tempo al cui giogo tutti soggiaciamo, cancellerà ciò che è stato.

Triste elitropia non dimenticare, perchè io sarò qui, immerso in un cristallo che soltanto tu potrai un giorno scalfire.

A te, immutevole e diatona vestale consegno la mia vita.

Bolla di sapone

•dicembre 19, 2009 • Lascia un commento
Poeta, sei la mia triste bolla di sapone. Incapace di decidere da solo quando esplodere attendevi che fosse il vento a regalarti un ultimo volo. Eri certo che nessuno avrebbe mai forato con spina crudele e fragile mano la tua superficie perfetta figlia del sole.
Ma il vento, cieco assistente del Fato, ti condusse tra le mani di chi ti colpì con lama avvelenata.
Fu così che scopristi il tuo vuoto interiore, pallida trasparenza nella luce.
Milioni di scintillanti e inafferrabili frammenti ormai sono fuggiti seguendo le leggi del caos. Tu poeta, perdesti il senno e con esso la fredda lucidità della vista, rapito dalle stesse parole che credevi tue intime consigliere. Ora non sei. Dovrai attendere di nuovo quel demiurgico soffio vitale in grado di plasmare la tua forma. O non sarai più.
Tanto è il dolore di un delirante e asimettrico tradimento della morte.

Il mio demone

•dicembre 18, 2009 • Lascia un commento

Fu nel buio di una candela che ti incontrai. E fu soltanto allora che riuscii a vedere ciò che gli uomini precludono a se stessi. Avvolto da un’isterica luce fatta di tenebra avanzavi immobile. Scopri i tuoi occhi stillicida assassino dei miei giorni, e mostrami cosa si nasconde dietro la perfetta superficie delle cose. Raccontami quel che ho vissuto perchè non cada di nuovo e ricordami quel che sono stato in modo che non mi ripeta. Aiutami a distruggere la chimerica corolla di ingannevoli finzioni insoddisfatte che padrone mi coprono la libertà del pensiero. Nudo su una scogliera di cristallo aspettando che si infrangano i flutti di una stregata aggressione alla vita, io attendo. Lascivo ottetto di di fragorose ambizioni non muoio per la puntura di un disperso naufragio protonico. Non ti lascerò fuggire perchè voglio sapere. Dimmi quindi chi sei lacerante ossessione che maliarda riveste ogni cosa. Fà che possa al fine comprendere il senso del respirare o del guardare l’incessante orbitare di una cometa millenaria. Plasma primordiale graffiato dall’impossibilità della certezza, concedimi di conoscere il tuo nome così che possa urlarlo alla devastante solitudine del deserto che sento esplodere dentro i miei vuoti. Sono giunto da te mistico liutaio della fragilità. Lascia che guardi nel tuo buio e veda le tue sembianze, imprevedibile mio demone. E me lo concedesti certo che avrei vissuto il peggiore degli incubi. Scorsi infatti la più terrificante delle maschere.

Era il mio volto.

Le maudit est mort

•dicembre 17, 2009 • Lascia un commento

Tu m’as tué, goutte de vernis, comme on tue une ombre ou le bruit.
Tu as empoisonné le soleil et cruellement transpercées mes nuages.
Tu as étranglé l’éternel mouvement de la mer et condamné au gibet le troublant migrer de la pensée.
Tu as lapidée à fermés yeux une émotion à laquelle j’ai essayé de accorder un sens et poussée dans un abîme une floue conscience de ce que aurait été.
Maintenant immobile.
Demain cendre.
Pendant le reste de mes heures, noyé dans le vent.

Lì, dove non vivono le farfalle

•dicembre 17, 2009 • Lascia un commento
Fragilmente aptera. E’ così che ti trovai ammirando un cristallo di cenere umida. Viaggiavi distratta da sfumature che non riuscivi a comprendere per la loro imperfezione. Fu allora che ti presi per mano raccontandoti di una vita che caina tradisce splendidi incubi per sogni di inutili convinzioni. Decisi di portarti lontano da quel pensiero che cieco ti dipingeva come ti era stato insegnato a essere. Volevo mostrarti cosa ci sia al di là dell’ipocrita visione degli occhi, permettendoti di affogare per un istante in quel mondo nascostosi alla fine del mondo, privo dell’inganno morale e delle poche astrazioni create per comparse destinate a morire in un inverno troppo breve per innamorarsi del freddo. Pensavo di poterti condurre dove la notte non avrebbe potuto scorgerti se non per permettere alla Luna, ladra del dono del Sole, di sfiorare il tuo corpo, che nudo riposava tra i fiori di campo. Credevo di guidarti lungo una strada dove ormai le parole sono tristi per non poter vivere una notte soltanto e poi essere dimenticate.
Non so ancora se mi seguisti o decidesti di divenire come Berenice luce di stella per gli uomini.
Ma io sono lì e attendo.
Lì, dove non vivono le farfalle.

Paradiso artificiale

•dicembre 17, 2009 • Lascia un commento

Libera creazione di un artista maldestro

impazzisci al suono di un’arpa nata per uccidere Dio.
Sfida l’ignoto che è nel silenzio di un palco su cui nessuno ha mai recitato.
Cerca la bellezza nel rumore.
Muori dopo aver respirato tutta l’aria del mondo.

Allora sarai certa di aver vissuto.

Nell’acido di una rima

•dicembre 16, 2009 • Lascia un commento

Derelitte nell’asincronia di solforici aromi del deserto,

sincopate latitudini della coscienza respirano il nadir dell’instabilità

con l’assiomatica follia di chi solo sa guardare.

Veggente artificio retorico per un velo di artici freddi,

esploso in un’assolata mattina di giugno

e finale parisillabo per un gioco di versi sciolti

nell’acido di una rima.

Spento

•dicembre 16, 2009 • Lascia un commento
Riodo acerbo il canto della pioggia e il suo bieco richiamo alla tenebra.
Nel dirotto riso sconfitto di un’assetata ossessione uno spirito prezioso spande in infiniti teneri flauti quel lamento che tu mai conoscesti.
Tu, ladra di notti errabonde, rubi il vuoto dell’empireo e vivi della velocità della sua luce che limpidamente slegata dalla materia fruttifica in anime di vetro.
Nella tua trasparenza vivo la mia condanna come lo stridente suono di un’arpa sacrilega.
Non posso averti ma posso aspettare.

Il poeta pittore

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Di uno stilo ha fatto il suo pennello e delle parole i suoi colori. E si diverte, le mescola in incredibili forme consegnando a ogni suono un’immagine affogata nella luce. Inanimata aspirazione di ignoti funamboli caduti in una gola ferita da una mano assassina, non reprime la geometria della logica perchè soltanto da essa può nascere il germe assetato della follia. Come Clizia per Apollo divenne girasole, lui, per una notte di ortorombici incubi, trasfigura nella diabolica visione di un giglio velenoso. Rapidi e sfumati sono i passaggi sulla tela che inerme osserva la sua verginità sfiorire al plenilunio del tredicesimo mese. Ferma è la sua mano mentre la mente vacilla, stordita da un dardo infallibile che per ferrea fatalità  ha colpito la fumosa cenere di un tossico silenzio. Sottile e volubile, ricorda le sue mistiche pupille che smettendo di ingannare uno stranito giorno di neve sono sprofondate in un’antica profezia.

Il clown

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
Rido e non sorrido. Guardo un mondo incredibile fatto di luci gravitazionali e suoni baricentrici.
Implodo su un sole troppo lontano per essere ammirato, innamorato della velocità delle nuvole. E mi lego a un fragoroso applauso in caduta libera.
Gioco con l’aria colorandola con infinti fotoni metallici mentre nascondo il mio viso dietro ad una maschera perchè non mi si veda. Triste e vagabondo, di spezzate immagini vivo ogni giorno, solitario nella confusione di un eterno caos.
Sì, io sono un clown. E faccio raccolta di attimi.
 

La ballerina e il poeta

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Abbandonata a un incessante fluttuare e lacerata tra l’aspirazione all’eterno e il gusto del peccato, giace inerte la ballerina, sognante arabesco per la catarsi di un mistero appena sfiorato. La musica tace e le luci, vetuste glorie per nuove cortigiane, proiettano vergini ombre, sulle mute mura di un vecchio antro pagano.

Come un amaro raggio impazzito guarda la scena il poeta, aspettando soltanto che esploda la fiamma e tutto ritorni nell’erebo dove i demoni del suo spirito banchettano alla tavola di un dio che nascendo si è votato a una sconosciuta passione. Ora dormi, e al tuo risveglio calpesterai l’infinito.

 

La bellezza viveva all’angolo di una strada

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
 

La bellezza viveva all’angolo di una strada. Era vestita di poveri stracci ed era seduta a terra. Davanti ai suoi piedi una minuscola ciotola in cui risplendevano pezzi di povero metallo illuminati dal sole che unico aveva coraggio di carezzarla. Avvolta dal disprezzo e dalla compassione dei passanti giaceva orgogliosa sul selciato aspettando di mostrare il suo magnifico sorriso. La città le correva davanti, troppo intensa e veloce per notarla.

Giunse la notte ed era ancora lì, da sola. Stanca dell’incapacità dell’uomo di trovarla dietro le sue prime sembianze, si spogliò delle misere vesti e si mostrò in tutto il suo splendore. Ma nessuno poteva allora ammirarla, perchè era ormai buio. Decise allora di volar via e di infrangersi in tanti piccoli cristalli che ricaddero sulla terra.

Fu così che nacquero i poeti e che la bellezza vive ancora attraverso i loro occhi.

Il canto di Cyrano

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
E tu che per l’incanto della fiamma
componesti questo dannato spartito
guarda ora questo fuoco, ideogramma
per un pensiero che nato è svanito.
 
Perditi e consola il tuo pianto,
di un’emozione aspettando lo iato,
con quel che è stato il triste canto
di un Cyrano dal cuor tormentato.
 
Bianca tela che cerca il colore
vivi dell’improbabile speranza
che divenga soffio l’amaro vento
 
e scompaia dai tuoi occhi il dolore
giogo di un arpeggio troppo lento
che stonato fermerà la tua danza.
 
Per te Rossana, che infrangi in cristalli di luce la mia inconsistente attesa.

Assorto albeggiare

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Continueremo a tessere ibride tele per quel mercante avaro di momenti felici. Noi come iridescenti arcolai, faremo della seta un tessuto per mendicanti  proni dinanzi a una vetusta memoria di marmo. Non lasceremo che il freddo del ghiaccio ci nasconda il fuoco che ancora vivo gli arde dentro. E anche quando sentirai che le forze ti stanno abbandonando, le membra intorpidite da un’inedia mortale e i pensieri che altro non possono se non continuare a percorrere una strada senza uscita, tu sarai certo che io ci sarò, come ci saranno ancora le lacrime e la pioggia o il sole e il suo dimenticato risplendere. Continuerò a vedere ciò che senti, ad afferrarlo con mano ferma e sicura nel tentativo di privartene. Questo dolore non voglio ti appartenga più. 

Amico, fratello, continuerai a sospirare e a sorridere, danzerai e ti rattristerai, e la terra, mai sazia delle gocce di sangue che silenziose il tuo cuore non riesce più a trattenere, si commuoverà al tuo pianto e ti permetterà di dar vita a nuovi fiori che leggeri si schiuderanno col tuo primo respiro. Sarà così che tornerai nell’immortalità, perché chi ha già vissuto di forma spettrale non rinuncia di nuovo alla magnifica sensazione di sentirsi vivo.Assorto albeggiare per il giorno che sarà.

Eclissi

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
Ricordo la calibrata follia di una notte, il vento che fischiava un noto spartito pagano per ancelle vestite di fiori avvelenati e piume di fenicottero.  Ricordo la luna che incestuosamente bella illuminava la tristezza di chi muto la osservava incatenata a sorgere e poi tramontare, certa che un giorno sarebbe fuggita. Ricordo il suono di un violino magiaro che moriva nell’aria densa di piccole lame e disegnava nel cielo le ceneri di un’araba fenice. Ricordo i colori di un arcobaleno per ciechi e il curioso saluto di un bambino appena nato da un papavero. E poi ricordo l’arsura di una giornata d’estate e la vista del mare che lentamente andava scurendosi, specchio del rabbuiarsi del cielo.
Non ho altro da ricordare, se non la tua immagine che avvolta dall’incerto susseguirsi di fatiscenti miraggi  mi anticipa la dannazione.

Eclissi.

La ballerina

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Ballava come sottile insostenibilità 

Il respiro era fermo e soltanto gli aneliti rapiti di un pubblico attonito fendevano immobilmente l’aria.

Danza di nuovo, eterna prigioniera dello specchio che ti guarda dalla prima volta che ti animasti incerta e ancora bambina.

Danza, finché non sentirai le gambe cedere e il sorriso abbandonarti.

Danza, perché voglio sapere che ascolterò la tua musica ogni volta che aprirò la scatola di cedro.

E quando sarai stanca,

danza

e non domandarmi di lasciarti andar via o mi uccideresti un’altra volta

e mille ancora.

 

Sulla cintura d’Orione

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
E’ solo un modo di non sembrare, uno sciagurato spartito composto all’alba di un giorno stonato.
 
Solfeggio sgomento e pallida esecuzione.
 
E’ buio e tu non vedi, ma non puoi rifiutare perché l’irregolarità di quel desiderio è nata con te.
 
Instabile.
 
Non potevi afferrarmi perchè non te l’avrei mai permesso, troppo attento a costruire anime di carta e barchette da lasciar veleggiare tra i flutti assopiti di una vecchia fontana.
 
Assurda imperfezione del delitto.
 

Felice e definitiva, mi guardi attraverso lenti fatte di ipocrisia e falsità, perchè è tutto quel che riesi a ricordare insieme a quelle parole che vuote ti scrutano nella confusione di un pensiero smarritosi immemore:   

 

sulla cintura d’Orione.

La nota fuggita

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

E’ incosciente il delirio di un arpeggio stonato. Ascolta quell’assurdo vociare e convulso dilaniarsi di pensieri cantati da un saltimbanchi vagabondo. Sono tante piccole luci, sparse su un velo muto di peccato e dissolutezza.

Ti perderai giovane poeta perchè rifugge da te la nota in grado di creare una pungente e luminosa alchimia di favole belle. E’ un gioco antico e maledetto, senza vittoria o conclusione: soltanto un amaro sfogliare pagine vuote.

E’ così che piangerai, rapito da un racconto che nessuno ha ancora scritto.

Il poeta innamorato

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

“Questo poeta credi si innamorerà mai?” Non lo so amico mio. A volte crede di aver sempre amato, a volte di non averlo fatto mai. Un istante ne avverte fervida la necessità ma quello successivo è fatto di perdizione e rapimento. Si perde il poeta, perchè guarda il mondo e nel mentre guarda al di là di esso. Inchioda il tempo ai suoi pensieri perché non trascorra troppo in fretta e lasci cadere nel vuoto ciò che non ha potuto ammirare.

Si innamorerà il poeta perché da qualche parte troverà un’immagine capace di scivolare silenziosa e lucente nel mare infinito delle sue ingannevoli illusioni.
E quel giorno la poesia tornerà a danzare perché quel giorno avrà finalmente incontrato la sua musa.
Ora il poeta guarda silenzioso. E’ in attesa che la bellezza venga a cercarlo perché solo nei suoi versi può aspirare all’immortalità.
Sfiorisce.

Non ho ricordo di te

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Non ho ricordo di te fugace immagine. Solo un sorriso confuso dopo una notte intrisa di vino e di carne. Fragile, come un cristallo d’ardesia o un’idea scontata. Eppure quel frammento di memoria è rimasto, sfocando ogni altro dettaglio. Curiosità. Ecco perché. Ricostruire e delineare i contorni a partire da una sfumatura appena schizzata su una tela nervosa. Cercare lo stupore guidato dalla stessa esigenza che lega iridi e luce.

Non so nulla di te, neanche ti riconoscerei se ti incontrassi. Eppure ti cerco come il pittore cerca una delle infinite combinazioni di possibilità improbabili in grado di dar senso a uno strano dipinto.

Idealizzazione? Lo stupore non nasce dove quella trova spazio, perché esso si nutre di sapori, sguardi e profumi. Dare importanza all’immaginazione e ancor più a una vista traballante in grado di sconvolgere forme e colori.

Non ho bisogno di chiudere gli occhi per vederti su una carrozza, ombra dal volto incerto non ancora dischiusa. E’ sufficiente un pensiero e ci sei già.

E un giorno

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Solo in alcuni momenti scompare quella scintillante pellicola di sogno che ricopre una vita intera. Pensare a cosa sia giusto o meno, o a perché sia accaduto, se si poteva far qualcosa o se la speranza di una fine era il tenersi a galla di un corpo morto. Sei tornata, distrutta da pianto e da colpa e mi hai guardato con occhi che cercavano perdono e protezione perché lo sapevamo entrambi, vivere non è mai stato un granché. Ora la vita cambierà, quel mondo cha hai sempre odiato ha pensato di ripagare il tuo odio sbattendoti in faccia tutto ciò che di più triste potevi augurarti. Io sono qui e ti guardo colpevole quanto te, abile ipocrita e fortunato mentitore. Non sarà facile, ci saranno notti di lacrime e momenti di ancor maggior smarrimento, ricordi mai vissuti e desideri di improbabili ritorni al passato. Ma io ci sarò, ora e sempre, anche se un giorno saremo lontani, io ci sarò, perché sei l’unica emozione per cui riesca a dar senso a una vita intera.

Ti voglio bene.

Dispare

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
Dispare. Ed è improbabile fermarlo. Come un’asssurda felicità trovata e gettata in un abisso di perversione e dolore, dispare. Io, maledetto e incosciente. Tu, sognatrice di realtà comuni e felici. Dispare quell’ultimo sorriso che neanche ricordi. Troverai quel senso dalla cui idea rifuggo ribelle ogni giorno. E poi. Ombre di saggezza ti sfioreranno la mente perchè tu esisti e non puoi pensare altrimenti. Dispare quell’agonia di giorni indecisi e notti mai spente. Io, ipocrita cantastorie di avventure vissute soltanto per aver qualcosa da raccontare. Tu, veste elegante di giorni scontati. Dispare l’ultimo petalo di un chimerico fiore persosi in un settembre di foglie secche e miti assonnati. E poi. Dispare.

Impalpabile come la seta

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
Difficile da afferrare. Corri via perchè ti nasce da dentro. Non so se sia voglia di ribellione o insoddisfazione per un mondo che ti va stretto, ma corri via. Fatico a tenere il passo. Sorrisi di una bambina impertinente e lacrime di un’anima fragile. Raccolgo immagini e le confondo: non posso fare altro perchè corri troppo in fretta. Mi devo fermare a riprendere fiato. E poi voli perchè chi è come te non può farne a meno e perchè in fondo le stelle sono tutte un po’ matte. Però ricordati di me, di chi ti guardava con gli occhi sognanti di chi ancora non sapeva nulla e si chiedeva perchè non parlavi. Ricordati di me perchè sacrificherei la mia vita alla tua felicità se soltanto me lo chiedessi. Ricordati di me quando ti ritroverai stesa sotto un cielo trafitto da milioni di piccole luci perchè sicuramente io non sarò con te. Il tracciato che sceglierai anche se già battuto da qualcun altro si schiuderà in nuove forme e nuovi colori perchè stava aspettando solo te. Vivi, per chi non ce la fa o non vuole, per chi è stanco e per chi non può. Vivi per me inseguendo i tuoi pensieri e allora avrò vissuto anch’io mille volte. Impalpabile come la seta.

Buon viaggio amico mio

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
Questa è per te amico mio, per te che hai sofferto e continui a soffrire, per te che cerchi di poter guardare il mondo con colori diversi e spinger via la vita che ti ha fin’ora accompagnato. Questa è per te amico mio, per te che ci sei sempre stato e ci sarai sempre, per te che hai deciso di allontanarti e lasciare che un brivido amaro mi corresse sul corpo. Questa è per te amico mio, per i pomeriggi passati a camminare, per le serate che ci hanno sorpeso e per quelle che vogliamo dimenticare. Fugge. Fugge veloce questo tempo ramingo che è troppo oppure non abbastanza. Questa è per te amico mio che ora stai guardando una luna che io non ho mai visto, per te che mi sei stato vicino quando le certezze mi abbandonavano e mi istillavi coraggio e voglia di credere in me stesso. Questa è per te amico mio, per le notti greche e i freddi di Praga, per le canzoni in macchina e le partite mai giocate. Questa è per te amico mio, per te che non puoi leggere queste parole, per te che cerchi di costruire nuovi pensieri e di nascondere quelli passati. Questa è per te Ricco, per quell’abbraccio prima di partire e il tuo sorriso che ora è lontano.
 
Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d’Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s’è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada.

Di tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio…

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio…

Addio

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Come il caffè, caldo e amaro. L’ultimo saluto di un curioso affacciato alla porta. Girarsi, guardare e sorridere: sciogliere un granello di zucchero nel caffé. Addio, nembo bruno arso dal sole. Uscire e non trovarmi più. Avrai sorriso, con un sorriso imbevuto di amarezza e pensieri lontani. Un istante. Sufficiente per capire che non hai più rimpianto per quello che è stato. Ti ritroverò in ogni parola che scriverò, volutamente o per errore, nel caffé che berrò sempre amaro, su un letto di campagna steso a sognare. Si ricomincia dall’inizio, come se non ci fossi mai stata, come se tutto fosse stato niente e il vento non avesse mai spirato. Si ricomincia, come ricominciano le stagioni o un nuovo giorno. Forse è vero, erano solo quattro stracci. Quattro stracci che avrei portato per una vita senza pensare di volerne di più belli o di più comodi, perchè per la prima volta sospiravo. Sei entrata e non uscirai mai. Ma ti nasconderò, perchè sei un pensiero troppo ingombrante per poterti lasciare libera.  L’ossido è volato via, alchemico flogisto di strade perdute. Farewell.

Freddo

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento
Vendere perline e regalare crack. Prendere le cose come vengono o lasciarle passare. Non capire e ostinarsi a cercare di riuscirci. Lasciar perdere. Sapere che la verità è un’altra ma nasconderlo: paura di sentirsi costretti a buttare via tutto e ricominciare.

Alberi. Alberi e pietre. Le partite si giocano in due, barare da soli è triste. Dondolo, in riva al mare dondolo.  Il giorno corre via. Non ci sono, non ci sono nuvole e stelle. Sentieri di montagna e spiaggia deserta. Il velo si alza, vola a destra e poi a sinistra, cade e si risolleva. Rosso nel blu e lo scoglio è scomparso. Ore a guardare il buio di un cassetto. La sabbia sommerge e il vento nasconde. Freddo nel lampo e nel sole. Nell’esplosione di un onda si spegne tutto.

Candela

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Forse è una candela d’ambra o il tremulo bagliore di una notte ancora da visitare, un miraggio tra i ghiacci disciolti o lo sfavillio di un riflesso. Scelgo la candela, esco e vado in cerca di un fiammifero. Nessuno dovrebbe avere il coraggio di accendere una candela con qualcosa di diverso da un fiammifero. La candela è precarietà, è la leggerezza delle dita del pianista e di chi cammina sui carboni ardenti cercando di evitare cicatrici. Contrariamente alla credenza comune la candela ha un nemico peggiore dello spostamento d’aria: la campana di vetro, inibitrice di vita. Sotto gli sguardi degli astanti, tentati ogni momento di intervenire ma rapiti dalla bellezza della candela morente, si consuma la sua ultima eco di luce. Asfissia, dolcezza e lentezza della morte.

Ne esiste una però che, per quanto abbia luminosità ridotta agli occhi del mondo, giace sotto una campana da un giorno ormai dimenticato da tutti e continuerà ad ardere mantenendo l’incanto di una candela capace di bruciare senz’aria. E’ l’unica che si spegnerà soltanto il giorno in cui deciderà di bruciare in un solo istante.

E quel giorno non arriverà mai.

Il sogno di un curioso

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Un ombrello teso tra la terra e il cielo, un ombrello di stelle. Porte che si incastrano, una tabaccheria fantasma bagnata dalla pioggia, strade nascoste  dalla nebbia. E un anello di campanelli, a cui ora ne manca uno. Unico campanello che non può suonare attorno a un collo.  Sola in un angoletto a fumare trenta sigarette o a mordicchiarti le dita. “Ma come ti è venuto in mente?” “E’ già successo”. Ricerca del punto sensibile al solletico. E la candela ardeva. Autostrada deserta e incroci dimenticati. E poi nel silenzio di una strada ormai lenta e noiosa trovare finalmente una pila carica e riuscire ad ascoltare solo una canzone. Unica compagnia insieme a un nuovo pensiero cullato lontano.

Formica

•maggio 6, 2008 • Lascia un commento

Così vediamo dove siamo e dove stiamo andando, in quale notte ci perderemo, quale futuro ci raccoglierà.
Deve essere strano il mondo visto da quell’altezza, sapere che rischi costantemente di essere schiacciata da quelle che per tutti sono solo piccole cose o di affogare anche dentro una lacrima. Vita da formica. La mia formica, quella che ogni volta mi dice che sono pazzo.

Io non ricordo che occhi avevi l’ultima volta che ti ho incastrato, ma io sono stato dove tu mai… Pazzo forse per gioco, ma per niente e per nessuno. E così tra gli scampoli di una follia ormai dimenticata da tutti parlo con la mia formica mentre le grandi gelaterie di lampone fumano lente e i bambini sono tutti a volare. Non ti abbandonerò mai formica, anche quando saremo lontani, anche quando la pioggia mi impedirà di vederti o il sipario sarà calato già. Mi porterò dietro uno sguardo e un sorriso e li nasconderò tra i petali di un giglio. Non si può pensare di aver vissuto davvero senza aver avuto una formica. Forse ora sto solo sognando e devo ancora svegliarmi.

Ma anche quando tutto sparirà e mi desterò da questa fugace visione di un mondo a volte colorato a volte in  bianco e nero tu sarai sul mio cuscino e mi sorriderai. E potrai dire di essere stata l’unica ad avermi conosciuto prima che mi fosse andato via dagli occhi tutto quel mare…