Il poeta pittore

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Di uno stilo ha fatto il suo pennello e delle parole i suoi colori. E si diverte, le mescola in incredibili forme consegnando a ogni suono un’immagine affogata nella luce. Inanimata aspirazione di ignoti funamboli caduti in una gola ferita da una mano assassina, non reprime la geometria della logica perchè soltanto da essa può nascere il germe assetato della follia. Come Clizia per Apollo divenne girasole, lui, per una notte di ortorombici incubi, trasfigura nella diabolica visione di un giglio velenoso. Rapidi e sfumati sono i passaggi sulla tela che inerme osserva la sua verginità sfiorire al plenilunio del tredicesimo mese. Ferma è la sua mano mentre la mente vacilla, stordita da un dardo infallibile che per ferrea fatalità  ha colpito la fumosa cenere di un tossico silenzio. Sottile e volubile, ricorda le sue mistiche pupille che smettendo di ingannare uno stranito giorno di neve sono sprofondate in un’antica profezia.

Il clown

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
Rido e non sorrido. Guardo un mondo incredibile fatto di luci gravitazionali e suoni baricentrici.
Implodo su un sole troppo lontano per essere ammirato, innamorato della velocità delle nuvole. E mi lego a un fragoroso applauso in caduta libera.
Gioco con l’aria colorandola con infinti fotoni metallici mentre nascondo il mio viso dietro ad una maschera perchè non mi si veda. Triste e vagabondo, di spezzate immagini vivo ogni giorno, solitario nella confusione di un eterno caos.
Sì, io sono un clown. E faccio raccolta di attimi.
 

La ballerina e il poeta

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Abbandonata a un incessante fluttuare e lacerata tra l’aspirazione all’eterno e il gusto del peccato, giace inerte la ballerina, sognante arabesco per la catarsi di un mistero appena sfiorato. La musica tace e le luci, vetuste glorie per nuove cortigiane, proiettano vergini ombre, sulle mute mura di un vecchio antro pagano.

Come un amaro raggio impazzito guarda la scena il poeta, aspettando soltanto che esploda la fiamma e tutto ritorni nell’erebo dove i demoni del suo spirito banchettano alla tavola di un dio che nascendo si è votato a una sconosciuta passione. Ora dormi, e al tuo risveglio calpesterai l’infinito.

 

La bellezza viveva all’angolo di una strada

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
 

La bellezza viveva all’angolo di una strada. Era vestita di poveri stracci ed era seduta a terra. Davanti ai suoi piedi una minuscola ciotola in cui risplendevano pezzi di povero metallo illuminati dal sole che unico aveva coraggio di carezzarla. Avvolta dal disprezzo e dalla compassione dei passanti giaceva orgogliosa sul selciato aspettando di mostrare il suo magnifico sorriso. La città le correva davanti, troppo intensa e veloce per notarla.

Giunse la notte ed era ancora lì, da sola. Stanca dell’incapacità dell’uomo di trovarla dietro le sue prime sembianze, si spogliò delle misere vesti e si mostrò in tutto il suo splendore. Ma nessuno poteva allora ammirarla, perchè era ormai buio. Decise allora di volar via e di infrangersi in tanti piccoli cristalli che ricaddero sulla terra.

Fu così che nacquero i poeti e che la bellezza vive ancora attraverso i loro occhi.

Il canto di Cyrano

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
E tu che per l’incanto della fiamma
componesti questo dannato spartito
guarda ora questo fuoco, ideogramma
per un pensiero che nato è svanito.
 
Perditi e consola il tuo pianto,
di un’emozione aspettando lo iato,
con quel che è stato il triste canto
di un Cyrano dal cuor tormentato.
 
Bianca tela che cerca il colore
vivi dell’improbabile speranza
che divenga soffio l’amaro vento
 
e scompaia dai tuoi occhi il dolore
giogo di un arpeggio troppo lento
che stonato fermerà la tua danza.
 
Per te Rossana, che infrangi in cristalli di luce la mia inconsistente attesa.

Assorto albeggiare

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Continueremo a tessere ibride tele per quel mercante avaro di momenti felici. Noi come iridescenti arcolai, faremo della seta un tessuto per mendicanti  proni dinanzi a una vetusta memoria di marmo. Non lasceremo che il freddo del ghiaccio ci nasconda il fuoco che ancora vivo gli arde dentro. E anche quando sentirai che le forze ti stanno abbandonando, le membra intorpidite da un’inedia mortale e i pensieri che altro non possono se non continuare a percorrere una strada senza uscita, tu sarai certo che io ci sarò, come ci saranno ancora le lacrime e la pioggia o il sole e il suo dimenticato risplendere. Continuerò a vedere ciò che senti, ad afferrarlo con mano ferma e sicura nel tentativo di privartene. Questo dolore non voglio ti appartenga più. 

Amico, fratello, continuerai a sospirare e a sorridere, danzerai e ti rattristerai, e la terra, mai sazia delle gocce di sangue che silenziose il tuo cuore non riesce più a trattenere, si commuoverà al tuo pianto e ti permetterà di dar vita a nuovi fiori che leggeri si schiuderanno col tuo primo respiro. Sarà così che tornerai nell’immortalità, perché chi ha già vissuto di forma spettrale non rinuncia di nuovo alla magnifica sensazione di sentirsi vivo.Assorto albeggiare per il giorno che sarà.

Eclissi

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
Ricordo la calibrata follia di una notte, il vento che fischiava un noto spartito pagano per ancelle vestite di fiori avvelenati e piume di fenicottero.  Ricordo la luna che incestuosamente bella illuminava la tristezza di chi muto la osservava incatenata a sorgere e poi tramontare, certa che un giorno sarebbe fuggita. Ricordo il suono di un violino magiaro che moriva nell’aria densa di piccole lame e disegnava nel cielo le ceneri di un’araba fenice. Ricordo i colori di un arcobaleno per ciechi e il curioso saluto di un bambino appena nato da un papavero. E poi ricordo l’arsura di una giornata d’estate e la vista del mare che lentamente andava scurendosi, specchio del rabbuiarsi del cielo.
Non ho altro da ricordare, se non la tua immagine che avvolta dall’incerto susseguirsi di fatiscenti miraggi  mi anticipa la dannazione.

Eclissi.

La ballerina

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Ballava come sottile insostenibilità 

Il respiro era fermo e soltanto gli aneliti rapiti di un pubblico attonito fendevano immobilmente l’aria.

Danza di nuovo, eterna prigioniera dello specchio che ti guarda dalla prima volta che ti animasti incerta e ancora bambina.

Danza, finché non sentirai le gambe cedere e il sorriso abbandonarti.

Danza, perché voglio sapere che ascolterò la tua musica ogni volta che aprirò la scatola di cedro.

E quando sarai stanca,

danza

e non domandarmi di lasciarti andar via o mi uccideresti un’altra volta

e mille ancora.

 

Per te ballerina, che sei e non sei o non sarei mai riuscito a scorgerti.

Questo mondo di silenzio sta ormai divenendo troppo assordante.

Sulla cintura d’Orione

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
E’ solo un modo di non sembrare, uno sciagurato spartito composto all’alba di un giorno stonato.
 
Solfeggio sgomento e pallida esecuzione.
 
E’ buio e tu non vedi, ma non puoi rifiutare perché l’irregolarità di quel desiderio è nata con te.
 
Instabile.
 
Non potevi afferrarmi perchè non te l’avrei mai permesso, troppo attento a costruire anime di carta e barchette da lasciar veleggiare tra i flutti assopiti di una vecchia fontana.
 
Assurda imperfezione del delitto.
 

Felice e definitiva, mi guardi attraverso lenti fatte di ipocrisia e falsità, perchè è tutto quel che riesi a ricordare insieme a quelle parole che vuote ti scrutano nella confusione di un pensiero smarritosi immemore:   

 

sulla cintura d’Orione.

La nota fuggita

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

E’ incosciente il delirio di un arpeggio stonato. Ascolta quell’assurdo vociare e convulso dilaniarsi di pensieri cantati da un saltimbanchi vagabondo. Sono tante piccole luci, sparse su un velo muto di peccato e dissolutezza.

Ti perderai giovane poeta perchè rifugge da te la nota in grado di creare una pungente e luminosa alchimia di favole belle. E’ un gioco antico e maledetto, senza vittoria o conclusione: soltanto un amaro sfogliare pagine vuote.

E’ così che piangerai, rapito da un racconto che nessuno ha ancora mai scritto.

Il poeta innamorato

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

“Questo poeta credi si innamorerà mai?” Non lo so amico mio. A volte crede di aver sempre amato, a volte di non averlo fatto mai. Un istante ne avverte fervida la necessità ma quello successivo è fatto di perdizione e rapimento. Si perde il poeta, perchè guarda il mondo e nel mentre guarda al di là di esso. Inchioda il tempo ai suoi pensieri perché non trascorra troppo in fretta e lasci cadere nel vuoto ciò che non ha potuto ammirare.

Si innamorerà il poeta perché da qualche parte troverà un’immagine capace di scivolare silenziosa e lucente nel mare infinito delle sue ingannevoli illusioni.
E quel giorno la poesia tornerà a danzare perché quel giorno avrà finalmente incontrato la sua musa.
Ora il poeta guarda silenzioso. E’ in attesa che la bellezza venga a cercarlo perché solo nei suoi versi può aspirare all’immortalità.
Sfiorisce.

Non ho ricordo di te

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Non ho ricordo di te fugace immagine. Solo un sorriso confuso dopo una notte intrisa di vino e di carne. Fragile, come un cristallo d’ardesia o un’idea scontata. Eppure quel frammento di memoria è rimasto, sfocando ogni altro dettaglio. Curiosità. Ecco perché. Ricostruire e delineare i contorni a partire da una sfumatura appena schizzata su una tela nervosa. Cercare lo stupore guidato dalla stessa esigenza che lega iridi e luce.

Non so nulla di te, neanche ti riconoscerei se ti incontrassi. Eppure ti cerco come il pittore cerca una delle infinite combinazioni di possibilità improbabili in grado di dar senso a uno strano dipinto.

Idealizzazione? Lo stupore non nasce dove quella trova spazio, perché esso si nutre di sapori, sguardi e profumi. Dare importanza all’immaginazione e ancor più a una vista traballante in grado di sconvolgere forme e colori.

Non ho bisogno di chiudere gli occhi per vederti su una carrozza, ombra dal volto incerto non ancora dischiusa. E’ sufficiente un pensiero e ci sei già.

E un giorno

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Solo in alcuni momenti scompare quella scintillante pellicola di sogno che ricopre una vita intera. Pensare a cosa sia giusto o meno, o a perché sia accaduto, se si poteva far qualcosa o se la speranza di una fine era il tenersi a galla di un corpo morto. Sei tornata, distrutta da pianto e da colpa e mi hai guardato con occhi che cercavano perdono e protezione perché lo sapevamo entrambi, vivere non è mai stato un granché. Ora la vita cambierà, quel mondo cha hai sempre odiato ha pensato di ripagare il tuo odio sbattendoti in faccia tutto ciò che di più triste potevi augurarti. Io sono qui e ti guardo colpevole quanto te, abile ipocrita e fortunato mentitore. Non sarà facile, ci saranno notti di lacrime e momenti di ancor maggior smarrimento, ricordi mai vissuti e desideri di improbabili ritorni al passato. Ma io ci sarò, ora e sempre, anche se un giorno saremo lontani, io ci sarò, perché sei l’unica emozione per cui riesca a dar senso a una vita intera.

Ti voglio bene.

Dispare

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
Dispare. Ed è improbabile fermarlo. Come un’asssurda felicità trovata e gettata in un abisso di perversione e dolore, dispare. Io, maledetto e incosciente. Tu, sognatrice di realtà comuni e felici. Dispare quell’ultimo sorriso che neanche ricordi. Troverai quel senso dalla cui idea rifuggo ribelle ogni giorno. E poi. Ombre di saggezza ti sfioreranno la mente perchè tu esisti e non puoi pensare altrimenti. Dispare quell’agonia di giorni indecisi e notti mai spente. Io, ipocrita cantastorie di avventure vissute soltanto per aver qualcosa da raccontare. Tu, veste elegante di giorni scontati. Dispare l’ultimo petalo di un chimerico fiore persosi in un settembre di foglie secche e miti assonnati. E poi. Dispare.

Impalpabile come la seta

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
Difficile da afferrare. Corri via perchè ti nasce da dentro. Non so se sia voglia di ribellione o insoddisfazione per un mondo che ti va stretto, ma corri via. Fatico a tenere il passo. Sorrisi di una bambina impertinente e lacrime di un’anima fragile. Raccolgo immagini e le confondo: non posso fare altro perchè corri troppo in fretta. Mi devo fermare a riprendere fiato. E poi voli perchè chi è come te non può farne a meno e perchè in fondo le stelle sono tutte un po’ matte. Però ricordati di me, di chi ti guardava con gli occhi sognanti di chi ancora non sapeva nulla e si chiedeva perchè non parlavi. Ricordati di me perchè sacrificherei la mia vita alla tua felicità se soltanto me lo chiedessi. Ricordati di me quando ti ritroverai stesa sotto un cielo trafitto da milioni di piccole luci perchè sicuramente io non sarò con te. Il tracciato che sceglierai anche se già battuto da qualcun altro si schiuderà in nuove forme e nuovi colori perchè stava aspettando solo te. Vivi, per chi non ce la fa o non vuole, per chi è stanco e per chi non può. Vivi per me inseguendo i tuoi pensieri e allora avrò vissuto anch’io mille volte. Impalpabile come la seta.

Buon viaggio amico mio

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
Questa è per te amico mio, per te che hai sofferto e continui a soffrire, per te che cerchi di poter guardare il mondo con colori diversi e spinger via la vita che ti ha fin’ora accompagnato. Questa è per te amico mio, per te che ci sei sempre stato e ci sarai sempre, per te che hai deciso di allontanarti e lasciare che un brivido amaro mi corresse sul corpo. Questa è per te amico mio, per i pomeriggi passati a camminare, per le serate che ci hanno sorpeso e per quelle che vogliamo dimenticare. Fugge. Fugge veloce questo tempo ramingo che è troppo oppure non abbastanza. Questa è per te amico mio che ora stai guardando una luna che io non ho mai visto, per te che mi sei stato vicino quando le certezze mi abbandonavano e mi istillavi coraggio e voglia di credere in me stesso. Questa è per te amico mio, per le notti greche e i freddi di Praga, per le canzoni in macchina e le partite mai giocate. Questa è per te amico mio, per te che non puoi leggere queste parole, per te che cerchi di costruire nuovi pensieri e di nascondere quelli passati. Questa è per te Ricco, per quell’abbraccio prima di partire e il tuo sorriso che ora è lontano.
 
Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d’Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s’è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada.

Di tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio…

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio…

Addio

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Come il caffè, caldo e amaro. L’ultimo saluto di un curioso affacciato alla porta. Girarsi, guardare e sorridere: sciogliere un granello di zucchero nel caffé. Addio, nembo bruno arso dal sole. Uscire e non trovarmi più. Avrai sorriso, con un sorriso imbevuto di amarezza e pensieri lontani. Un istante. Sufficiente per capire che non hai più rimpianto per quello che è stato. Ti ritroverò in ogni parola che scriverò, volutamente o per errore, nel caffé che berrò sempre amaro, su un letto di campagna steso a sognare. Si ricomincia dall’inizio, come se non ci fossi mai stata, come se tutto fosse stato niente e il vento non avesse mai spirato. Si ricomincia, come ricominciano le stagioni o un nuovo giorno. Forse è vero, erano solo quattro stracci. Quattro stracci che avrei portato per una vita senza pensare di volerne di più belli o di più comodi, perchè per la prima volta sospiravo. Sei entrata e non uscirai mai. Ma ti nasconderò, perchè sei un pensiero troppo ingombrante per poterti lasciare libera.  L’ossido è volato via, alchemico flogisto di strade perdute. Farewell.

Freddo

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento
Vendere perline e regalare crack. Prendere le cose come vengono o lasciarle passare. Non capire e ostinarsi a cercare di riuscirci. Lasciar perdere. Sapere che la verità è un’altra ma nasconderlo: paura di sentirsi costretti a buttare via tutto e ricominciare.

Alberi. Alberi e pietre. Le partite si giocano in due, barare da soli è triste. Dondolo, in riva al mare dondolo.  Il giorno corre via. Non ci sono, non ci sono nuvole e stelle. Sentieri di montagna e spiaggia deserta. Il velo si alza, vola a destra e poi a sinistra, cade e si risolleva. Rosso nel blu e lo scoglio è scomparso. Ore a guardare il buio di un cassetto. La sabbia sommerge e il vento nasconde. Freddo nel lampo e nel sole. Nell’esplosione di un onda si spegne tutto.

Candela

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Forse è una candela d’ambra o il tremulo bagliore di una notte ancora da visitare, un miraggio tra i ghiacci disciolti o lo sfavillio di un riflesso. Scelgo la candela, esco e vado in cerca di un fiammifero. Nessuno dovrebbe avere il coraggio di accendere una candela con qualcosa di diverso da un fiammifero. La candela è precarietà, è la leggerezza delle dita del pianista e di chi cammina sui carboni ardenti cercando di evitare cicatrici. Contrariamente alla credenza comune la candela ha un nemico peggiore dello spostamento d’aria: la campana di vetro, inibitrice di vita. Sotto gli sguardi degli astanti, tentati ogni momento di intervenire ma rapiti dalla bellezza della candela morente, si consuma la sua ultima eco di luce. Asfissia, dolcezza e lentezza della morte.

Ne esiste una però che, per quanto abbia luminosità ridotta agli occhi del mondo, giace sotto una campana da un giorno ormai dimenticato da tutti e continuerà ad ardere mantenendo l’incanto di una candela capace di bruciare senz’aria. E’ l’unica che si spegnerà soltanto il giorno in cui deciderà di bruciare in un solo istante.

E quel giorno non arriverà mai.

Il sogno di un curioso

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Un ombrello teso tra la terra e il cielo, un ombrello di stelle. Porte che si incastrano, una tabaccheria fantasma bagnata dalla pioggia, strade nascoste  dalla nebbia. E un anello di campanelli, a cui ora ne manca uno. Unico campanello che non può suonare attorno a un collo.  Sola in un angoletto a fumare trenta sigarette o a mordicchiarti le dita. “Ma come ti è venuto in mente?” “E’ già successo”. Ricerca del punto sensibile al solletico. E la candela ardeva. Autostrada deserta e incroci dimenticati. E poi nel silenzio di una strada ormai lenta e noiosa trovare finalmente una pila carica e riuscire ad ascoltare solo una canzone. Unica compagnia insieme a un nuovo pensiero cullato lontano.

Formica

•Maggio 6, 2008 • Lascia un Commento

Così vediamo dove siamo e dove stiamo andando, in quale notte ci perderemo, quale futuro ci raccoglierà.
Deve essere strano il mondo visto da quell’altezza, sapere che rischi costantemente di essere schiacciata da quelle che per tutti sono solo piccole cose o di affogare anche dentro una lacrima. Vita da formica. La mia formica, quella che ogni volta mi dice che sono pazzo.

Io non ricordo che occhi avevi l’ultima volta che ti ho incastrato, ma io sono stato dove tu mai… Pazzo forse per gioco, ma per niente e per nessuno. E così tra gli scampoli di una follia ormai dimenticata da tutti parlo con la mia formica mentre le grandi gelaterie di lampone fumano lente e i bambini sono tutti a volare. Non ti abbandonerò mai formica, anche quando saremo lontani, anche quando la pioggia mi impedirà di vederti o il sipario sarà calato già. Mi porterò dietro uno sguardo e un sorriso e li nasconderò tra i petali di un giglio. Non si può pensare di aver vissuto davvero senza aver avuto una formica. Forse ora sto solo sognando e devo ancora svegliarmi.

Ma anche quando tutto sparirà e mi desterò da questa fugace visione di un mondo a volte colorato a volte in  bianco e nero tu sarai sul mio cuscino e mi sorriderai. E potrai dire di essere stata l’unica ad avermi conosciuto prima che mi fosse andato via dagli occhi tutto quel mare…